Australia: la colpa non è degli incendi dolosi

Le azioni dolose hanno innescato il problema, ma è l’aumento delle temperature e la forza dei venti ad aver accresciuto il fenomeno fino a renderlo un inferno

Il post di Facebook del ricercatore forestale italiano Giorgio Vacchiano è diventato virale perché spiega esattamente le cause e gli effetti dell’ondata di incendi che sta colpendo da mesi l’Australia, soprattutto a seguito della diffusione di notizie false dalla stampa internazionale.

Estensione degli incendi

Innanzitutto Vacchiano precisa che “gli incendi hanno percorso da ottobre a oggi circa 8 milioni di ettari di territorio tra New South WalesVictoriaSud Australia e Queensland” ovvero il doppio della superficie rispetto agli incendi del 2019 in Siberia e in Amazzonia combinati, e pari ai quattro quinti di tutte le foreste italiane. La particolarità di questi incendi sta anche nella simultaneità dei fuochi su territori molto estesi, di solito alternati nell’essere soggetti a incendi. 

Non sono incendi dolosi

Ieri è circolata la notizia, poi smentita, che gran parte degli incendi australiani sono dovuti alla mano dell’uomo. Ebbene, è falso. O meglio, c’è una parte di incendi dovuta all’azione dolosa dell’uomo, ma quanto circolato nelle scorse ore sarebbe oggetto di un’ondata di fake news diffusa con la mira di ridurre l’allarme dovuto ai cambiamenti climatici in corso. “Gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane (con la possibile eccezione degli incidenti alle linee elettriche, che sono state responsabili anche dei devastanti incendi in California del 2017 e 2019). Secondo Ross Bradstock, dell’Università di Wollongong, un singolo incendio causato da fulmine (il Gospers Mountain Fire) ha già percorso da ottobre a oggi oltre 500.000 ettari di bush, e potrebbe essere il più grande incendio mai registrato nel mondo in tempi storici”.

Cause degli incendi e cambiamenti climatici

La siccità che ha colpito l’Australia nel 2019, dovuta alle alte temperature, è la prima causa degli incendi, propagati dal vento che spinge l’aria calda verso le piante vicine. “Il 2019 è stato in Australia l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi. Nell’ultimo anno le temperature medie sono state 1,5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2°C in più, ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente”.

Inoltre nel 2019 si è verificato un fenomeno climatico senza precedenti: il Dipolo dell’oceano Indiano (IOD) che porta aria secca sulle coste australiane e che per via del riscaldamento globale ha visto triplicare i suoi effetti, come dimostrato da recenti studi.

“A questo si è sovrapposto, a settembre 2019, un evento di riscaldamento improvviso della stratosfera (oltre 40 gradi di aumento) nella zona antartica, anch’esso straordinario, per cause “naturali”, che ha portato ulteriore aria calda e secca sull’Australia”. Infine, al propagarsi degli incendi ha contribuito anche lo spostamento verso nord dei venti occidentali ha portato aria secca e calda sull’Australia.

Vegetazione in fiamme

Le foreste incendiate, tuttavia, sono composte prevalentemente da alberi di eucalipto e bush, due tipologie di pianta che nel corso di milioni di anni si è evoluta proprio per lasciarsi bruciare. Non è casuale infatti che esse sprigionino oli e resine altamente infiammabili, vista la propensione di quelle zone a essere naturalmente soggette a incendi naturali, spesso scatenati dai fulmini. Ma proprio l’adattamento e l’evoluzione ha favorito la rinascita di questa vegetazione che nel momento in cui muore bruciata rilascia semi totalmente impermeabili al fuoco che consentono la rinascita delle stesse specie vegetali. Ma “questa volta le condizioni di siccità sono così estreme che sono in fiamme anche ecosistemi forestali tradizionalmente più umidi e raramente interessati dal fuoco”.

Prevedibilità degli incendi

Per le istituzioni australiane e l’IPCC l’allarme era probabile per via del cambiamento climatico avvenuto durante l’anno. Infatti sono state imposte evacuazioni sulle zone a rischio e attuate alcune politiche preventive, evidentemente troppo ridotte, ma comunque per alcune parti del territorio non del tutto inefficaci, ma, chiosa Vacchiano “l’intensità della siccità e degli incendi in corso avrebbe messo probabilmente in difficoltà anche i servizi e le comunità più preparate”.

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Foto: Viviana Andrea Vega Rodríguez / Flickr

Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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