Basta guerre

Si preannuncia l’ennesima possibile guerra catastrofica per l’umanità e per l’ambiente. Basta!

L’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli Usa rischia di provocare una nuova guerra su vasta scala. E guerra vuol dire innanzitutto morte, sofferenza per le persone. E, anche, devastazioni ambientali di cui spesso nelle cronache non si tiene sufficientemente conto. Devastazioni i cui effetti sono destinati a durare spesso a lungo, coinvolgendo anche chi non è stato toccato direttamente dal conflitto e perfino le generazioni future.

Gli effetti negativi dei conflitti armati sull’ambiente sono iniziati a crescere in modo esponenziale a partire degli anni Sessanta. Da allora le armi impiegate si diffondono nell’aria e nell’acqua senza fermarsi ai confini dei singoli Stati e hanno effetti sulla salute e sull’ambiente che spesso non conosciamo bene e che sono destinati a durare nel tempo.

Ecco solo alcuni esempi.

Vietnam

In Vietnam, per cercare di piegare la resistenza del nemico protetto da foreste impenetrabili, gli Usa svilupparono erbicidi e defolianti particolarmente potenti per distruggere la vegetazione. A partire dal 1962 aerei da trasporto C123 furono utilizzati per spargere diversi tipi di defolianti tra cui il famigerato agente arancio che ha provocato e provoca tuttora gravi malformazioni a chi vi entra in contatto e assieme distrugge la flora e la fauna con effetti a lungo termine. Molti lanci furono mirati anche contro campi coltivati con l’intento di affamare i vietcong. Alla fine del conflitto risultarono cancellati circa 325.000 ettari di superficie e conseguentemente furono depauperati gli ecosistemi di enormi foreste che ospitavano una grande biodiversità. Inoltre l’utilizzo indiscriminato dei pesticidi sulle foreste di mangrovie trasformò ampi tratti del delta del Mekong in pianure fangose.

Iran – Iraq (1980-1988)

Un altro esempio di devastazione della biodiversità è stata la drastica riduzione della popolazione di palme da datteri durante la guerra Iran-Iraq (il numero di palme produttive è passato da 16 milioni di prima della guerra a meno di 3 milioni).

Prima Guerra del Golfo (1991)

Durante la prima guerra del Golfo, nel 1991, oltre 700 milioni di litri di petrolio si riversarono nel Golfo Persico. Circa 300 km di costa del Kuwait e dell’Arabia Saudita furono coperte di greggio, con conseguente danneggiamento di zone umide e di paludi.
Per ostacolare l’avanzata delle truppe Usa e non lasciare nelle loro mani il petrolio gli iracheni sabotarono circa 600 pozzi di petrolio, e conseguentemente agli incendi furono rilasciate nell’atmosfera circa mezzo miliardo di tonnellate di anidride carbonica, determinando l’inquinamento dell’aria perfino in India.
Grandi laghi di petrolio si formarono a causa del più massiccio versamento di petrolio sul suolo che si conosca. Durante lo svolgimento delle operazioni militari vere e proprie, perfino gli ecosistemi desertici furono danneggiati dal movimento di attrezzature pesanti.

Ruanda (1990-1993)

Nel corso della guerra civile in Ruanda, all’inizio degli anni Novanta, oltre mezzo milione di profughi fu sospinto dalla violenza dei combattimenti nel parco nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo: le foreste furono depredate del legname e della fauna selvatica tra cui i gorilla di montagna, già prima specie in via di estinzione.

Mozambico

In Mozambico la guerra civile, fomentata e finanziata tra gli anni 70 e 80 dagli allora stati razzisti della Rhodesia e del Sud Africa, assieme alla morte di circa un milione e mezzo di civili ha provocato anche l’azzeramento della fauna selvatica sterminata per fame dalla popolazione.

Serbia

Durante la guerra contro la Serbia gli aerei degli Usa e dei loro alleati, nel 1999, fecero largo uso di bombe con testate all’uranio impoverito e ancora si discute degli effetti di queste armi sull’ambiente e sugli esseri umani.

Chi fomenta la guerra non solo provoca morti immediate ma pregiudica anche il futuro dell’umanità e dell’ambiente in cui viviamo.

Basta guerre.

Fonti:
limesonline.it
carabinieri.it
it.peacereporter.net

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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