Capitano Ultimo: tolta la scorta

Nell’anniversario dell’arresto di Totò Riina, il capitano Ultimo resta solo.

Sono passati 27 anni ieri dall’arresto di Salvatore Riina da parte della squadra dell’allora capitano e oggi colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.

Lo si vede spesso De Caprio durante le trasmissioni che raccontano quei giorni sempre con un passamontagna o una sciarpa che gli copre il viso, anche ieri sera durante una bella puntata di Atlantide di Andrea Purgatori.

A condannare a morte Ultimo furono Provenzano e Bagarella nel 1993, e avevano aggiunto pure un miliardo di taglia a chi lo avesse catturato vivo o morto.

E proprio ieri, amara ironia della sorte, al colonnello De Caprio è stata tolta la scorta con una ordinanza del Tar del Lazio. Ci avevano già provato per ben tre volte e stavolta ci sono riusciti.

«Dicono i miei generali che la mafia non è più una minaccia» ha dichiarato il colonnello: «Ma se hanno ragione, come mai i capi di Cosa nostra stanno ancora al 41 bis nei bracci di massima sicurezza? E come mai, tutti gli obiettivi sensibili sono protetti, ex magistrati compresi? Dicono che ho un’arma e posso proteggermi da solo. Benissimo, me ne comprerò un’altra, un Winchester».

Abbiamo sentito dire spesso che la mafia non dimentica, forse questa volta se ne sono dimenticati quelli che hanno deciso di togliere la scorta al colonnello.

Non solo Riina

Ultimo è conosciuto dalla maggioranza delle persone per l’arresto al Capo dei Capi ma durante la sua carriera ha svolto indagini sulla ‘ndrangheta e anche sulla corruzione in Finmeccanica, sullo Ior, la banca vaticana e la sua contabilità nera. Sul disastro ambientale dell’Ilva di Taranto. Su un giro di tangenti nell’Aeronautica militare. Sui famosi 49 milioni spariti dai conti della Lega di Bossi, Maroni e Salvini. Sulla Cpl Concordia, una delle più potenti cooperative rosse. Su Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, pentito dalla memoria intermittente e dalle bugie prodigiose, uno dei caposaldi del processo Trattativa e degli eterni veleni di Palermo.

Insomma, ad avercela con lui sono in molti.
Come scrive Pino Corrias su Repubblica: «Fino al recente caso Consip, Matteo Renzi che lo accusa di “complottare contro di lui”, salvo scoprire che non è lui il titolare di quella inchiesta, semmai la vittima, fucilato dai giornali e falsamente descritto come “un carabiniere esagitato” da Lucia Musti, oggi procuratore di Modena.»

Colonnello, grazie e visto che tra un anno andrà in pensione le auguriamo una lunga e serena vita.

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Gabriella Canova

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Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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