Italiani sempre più longevi: toccato il record di 82,3 anni

Le donne vivono in media 5 anni in più degli uomini, 85 contro 80, ma la loro salute è più precaria

Che il nostro sia un popolo che vive a lungo si sa: già nel 2017 il nostro Paese si confermava al secondo posto per longevità in Europa dietro alla Spagna. Ma il Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile in Italia) 2019 dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) fa segnare ora un nuovo record: nel 2018 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto in Italia il massimo storico con 82,3 anni, per l’esattezza 80,9 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne.

Giunto alla settima edizione il rapporto Bes offre una lettura del benessere nelle sue diverse dimensioni, ponendo particolare attenzione agli aspetti territoriali attraverso l’esame di 130 indicatori articolati in diverse categorie: salute; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ambiente; innovazione, ricerca e creatività; qualità dei servizi. E il quadro che ne esce, sebbene mostri alcune criticità, non è poi tanto male.

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Diminuisce mortalità infantile e per tumori

Dai dati raccolti nel 2018 emerge come, rispetto all’anno precedente, continuino a scendere i tassi di mortalità infantile e quella per tumori. I decessi a causa delle demenze e delle malattie del sistema nervoso risulta essere in lieve calo, mentre il tasso di mortalità per incidenti stradali tra i giovani risulta stabile.

Nord più longevo e più in salute

Come già rilevato nelle precedenti edizioni del rapporto, chi nasce al Nord ha una maggiore aspettativa di vita rispetto a chi viene alla luce nel Sud del nostro Paese: se nel 2018 la speranza di vita alla nascita nelle regioni del Nord risulta di un anno più lunga rispetto a quella registrata nel Mezzogiorno, guardando alla speranza di vita in buona salute l’entità della differenza tra Nord e Mezzogiorno arriva a 3 anni. Anche per quanto riguarda l’indice di salute mentale è nelle regioni del Sud che si registrano i valori più bassi.

Donne svantaggiate

Se le donne sono più longeve, gli anni di vita in buona salute attesi alla nascita nel 2018 sono però a favore degli uomini: questi ultimi ne conteggiano infatti in media 59,4 contro i 57,6 delle donne. Il che significa che sì, le donne vivono più a lungo, ma che vivono in condizioni di salute mediamente più precarie: “Nel 2018 – si legge nel rapporto – una donna di 65 anni può aspettarsi di vivere in media ancora 22,5 anni, ma di questi 12,7 saranno vissuti con limitazioni nelle attività; un suo coetaneo invece vivrà in media ancora 19,3 anni, di cui 9,3 con limitazioni”.

Chi studia vive più a lungo

In generale dal rapporto emerge come l’indicatore della speranza di vita alla nascita vari significativamente a favore delle persone con livelli d’istruzione superiori: l’aspettativa di vita media alla nascita è infatti pari a 82,3 anni per gli uomini con livello di istruzione alto e scende a 79,2 anni per i meno istruiti (-3,1 anni). Anche per le donne sussiste il divario nell’aspettativa di vita in base al titolo di studio, sebbene sia più contenuto: da 86 anni per le più istruite contro gli 84,5 anni per le meno scolarizzate (-1,5 anni). A fare la differenza la maggiore attenzione ai comportamenti più salutari tra le persone più istruite. Fa eccezione il consumo non adeguato di alcol, su cui il titolo di studio non sembra avere effetti.

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Photo by Matthew Bennett on Unsplash

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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