Jakarta sta affondando di ben 25 cm all’anno e i cambiamenti climatici accelerano il processo. Dove spostarla? Disegno di Armando Tondo, gennaio 2020.

Jakarta affonda, sarà spostata. Si teme per la foresta pluviale

L’area individuata è l’East Kalimantan, nel Borneo, ma si teme per la più grande foresta pluviale dell’Asia

Spostare una capitale è un’impresa titanica anche solo in un gioco di ruolo, eppure l’Indonesia da decenni è costretta a valutare quest’ipotesi. Giacarta – con i suoi 11 milioni di abitanti – sta affondando di ben 25 centimetri ogni anno. I cambiamenti climatici accelerano il processo, ma il vero motivo è l’estrazione smodata di acqua dal sottosuolo, protratta per anni. Il 40% della capitale, che si trova sulla costa nord-occidentale dell’isola di Giava, si trova al di sotto del livello del mare. Recentemente è stato annunciato il progetto che ne prevede lo spostamento ad oltre 1000 km di distanza entro il 2024. Ma l’area individuata ospita una foresta pluviale.

Milioni di persone, traffico e inondazioni: Giacarta sarà spostata

Iniziamo dai dati attuali. Giacarta è una delle zone più densamente popolate di tutto il Pianeta, la popolazione ufficiale è di 10,5 milioni di persone ma in realtà dobbiamo parlare di ben 30 milioni di persone, se consideriamo il raggio di tutta l’area metropolitana. Più della popolazione dell’Australia intera. Il fatto che la capitale si trovi al di sotto del livello del mare significa affrontare allagamenti praticamente ogni anno; a questo si somma un impatto delle calamità naturali sempre più accentuato a causa dei cambiamenti climatici, appunto. Oltre a questo gli abitanti devono vedersela con il traffico e le code chilometriche che generano non soltanto stress ma anche perdita di produttività e, quindi, perdita economica.

L’annuncio ufficiale dello spostamento di Giacarta è stato dato dal presidente Joko Widodo, che dopo anni di tentennamenti ha scritto questa rischiosissima pagina di storia. Secondo alcuni è una palese bandiera bianca di resa di fronte ad una città impossibile da rimettere in piedi, ma il presidente stesso ha ribadito che, in ogni caso, la città resterà il centro commerciale e finanziario del Paese, ovunque si troverà. Saranno le persone a spostarsi per salvare la città, ma serve molto denaro per un’operazione simile: le stime parlano di circa 33 miliardi di dollari Usa. Soltanto il 19% sarà denaro dello Stato, per il resto Jokowi pensa all’intervento dei privati e a partnership pubblico-privato. La costruzione effettiva della nuova Giacarta dovrebbe iniziare nel 2021, mentre lo spostamento effettivo delle persone dovrebbe avvenire nel 2024, al termine del secondo mandato del presidente, su cui comunque rimane una certa aura di affidabilità grazie alle somme di denaro altrettanto cospicue già stanziate in precedenza dal suo governo e destinate alle infrastrutture.

Una nuova capitale al centro dell’Indonesia… su una foresta?

Giacarta merita tutto questo denaro e quest’attenzione soprattutto per il Pil che genera. Il territorio prescelto su cui sorgerà è molto più ampio di quello attuale e meno popolato, oltre che poco produttivo. Ne vale la pena, insomma, almeno sulla carta. Inoltre, si trova proprio al centro dell’Indonesia e sembra un meraviglioso hub potenziale da cui irradiare ricchezza e progresso al riparo da ogni disastro ambientale.

Ma proprio l’ambiente potrebbe rivelarsi il tasto dolente di tutto il progetto. Ha senso spostare una capitale dove sorge una foresta? Quali conseguenze porterà?

La zona individuata ospita una foresta pluviale e si trova nei pressi delle città di Balikpapan e Samarinda. 180 mila ettari di terreno sono già proprietà del governo, vale a dire quelli tra i distretti di Penajam Paser e Kutai Kertanegara, provincia del Kalimantan Orientale, Borneo. Indubbiamente è una zona relativamente sicura: al centro dell’Indonesia, la nuova capitale non dovrebbe rischiare allagamenti, terremoti, eruzioni vulcaniche o calamità simili, a meno che le conseguenze estreme dei cambiamenti climatici non diventino davvero catastrofiche in futuro.
Ma quella foresta non è una foresta qualsiasi. È considerata la più grande foresta pluviale dell’intera Asia, già messa a dura prova dal taglio continuo di alberi e dalle attività minerarie. Portare in questa zona migliaia di persone accentuerebbe la deforestazione selvaggia. Il governo, naturalmente, rassicura rispetto ai positivi impatti sull’ambiente di ogni mossa: le foreste protette saranno salvaguardate e il 10% della nuova Giacarta sarà composta da spazi verdi. Anzi, la città intera sarà realizzata seguendo il concetto di “forest city”, ma si tratta di promesse su cui gli occhi degli ambientalisti sono puntati nella speranza che vengano mantenute. Giacarta, in effetti, potrebbe diventare un esempio virtuoso dell’applicazione dei principi della sostenibilità a cui aspira ogni città; tuttavia, la zona prescelta è alquanto a rischio, basti pensare agli incendi che sistematicamente divampano ogni anno proprio nella foresta in questione e che, con tutta probabilità, al crescere della presenza umana, cresceranno altrettanto.

Il governo pare aver tenuto conto di tutte le criticità, non a caso lo stesso centro amministrativo del Paese sarà spostato al centro del problema, nella nuova capitale, in modo che il monitoraggio avvenga direttamente sul posto e si possa agire con tempestività in caso di pericolo. Alcuni cronisti aggiungono, a difesa del governo, che Balikpapan, la città vicino alla quale sorgerà la nuova Giacarta, è la più vivibile di tutta l’Indonesia: la capitale non sarà spostata nel mezzo di una foresta desolata ma in un luogo già popolato da 700 mila persone. Da decenni questo spostamento era nell’aria, al presidente Jokowi va dato atto del coraggio di renderlo realtà. È un progetto rischioso, potrebbe essere un fallimento colossale come un successo senza precedenti. D’altra parte, senza assumersi qualche rischio si potrebbe forse raggiungere un traguardo tanto ambizioso?

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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