Lasciate in pace le sardine

Il pesce azzurro più famoso d’Italia si racconta in una lunga lettera

In una lunga lettera pubblicata da Repubblica il 20 dicembre i quattro ragazzi bolognesi che hanno dato vita a tutto il fenomeno delle Sardine spiegano il loro punto di vista.

E lo fanno bene, con un italiano bello, a tratti pure poetico, ben pensato, con un bel ritmo e senza fare polemica, o gridare facili slogan.

E già questo ci fa tirare un bel sospiro di sollievo.

Raccontano come è cambiata la loro vita dal 14 novembre (40 giorni fa…), quando Piazza Maggiore a Bologna si è riempita di gente che cantava e ripeteva lo slogan “Bologna non si lega” sventolando immagini di pesce azzurro.

«Nella notte, le foto di quella piazza avrebbero fatto il giro del mondo. La mattina seguente le Sardine erano già un fenomeno mediatico di portata internazionale, ma noi non lo sapevamo»

Dal quel giorno parte il delirio, iniziano ad arrivare ai bolognesi le richieste per organizzare altri eventi: Modena, Firenze, Sorrento. E allora viene presa la decisione di creare una sorta di coordinamento nazionale

«Con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un fenomeno culturale e sociale di resistenza all’avanzata del populismo e dei suoi meccanismi di attecchimento».

La gente, giovani soprattutto ma non solo, torna così in piazza: «collegando il virtuale al reale», non più soli davanti a un monitor ma fuori, stretti come le sardine, a guardarsi in faccia e a riconoscersi.

Le richieste alla squadra bolognese diventano centinaia e i media sono sempre più interessati a capire, scindere, analizzare, scomporre, ricomporre, affettare, il fenomeno delle Sardine.

Mattia Sartori, giovane e, diciamolo, pure carino, non si sottrae e va in ogni trasmissione radiofonica e televisiva con il sorriso un po’ furbo e un po’ stupito.

I giornalisti gli chiedono di tutto: da cosa ne pensano le Sardine della crisi della Banca Popolare di Bari alla ricetta per il ragù.

E giù valanghe di consigli, tanto che Makkox su Twitter sintetizza al meglio:

«Presto editerò una raccolta di scritti di autori vari che ad ora dovrebbe sviluppare 86 volumi rilegati di 300 pagine ognuno. Si intitola: Se posso dare un consiglio alle sardine»

E le Sardine sono sempre di più:

«In 30 giorni si erano riempite 92 piazze in tutta Italia, a cui si sono aggiunte 24 piazze estere, europee e statunitensi. Circa mezzo milione di persone sono uscite di casa, al freddo e sotto la pioggia, per dire che la loro idea di società non rispecchiava per nulla quella presentata dall’attuale destra italiana, quella stessa destra che non perde occasione per affermare di avere il popolo dalla sua parte»

A Roma, a Roma!

Dopo piazza San Giovanni era tempo di conoscersi, le Sardine si incontrano allo SpinTime, il centro sociale occupato all’Esquilino – lo stesso dove l’elemosiniere del Papa riallacciò la corrente nel maggio scorso.

«Tante facce nuove. Forse troppe. Spazi spartani e molto freddo. Sensazione da primo giorno di scuola, gente troppo adulta per poterci essere abituata. Ma la classe è numerosa e ci accorgiamo subito che le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono… Nessuno è portatore di verità assolute e il dialogo, che passa dall’ascolto, è l’unica sintesi di quelle differenze che, contaminandosi, rimarranno tali anche dopo essersi confrontati».

Da quell’incontro esce un programma in soli sei punti, criticatissimo – e come fai ti sbagli – dai media. E, al di là di tutto la decisione primaria rimane: tornare nelle piazze e continuare a esserci.
E per cortesia, smettiamola con le dietrologie e il finto stupore:

«Le sardine non esistono, non sono mai esistite. Sono state solo un pretesto. Potevano essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità è che la pentola era pronta per scoppiare. Poteva farlo e lasciare tutti scottati. Per fortuna le sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare».

Nessun partito

«La forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere». Perché «L’unica certezza che abbiamo è che siamo stati sdraiati per troppo tempo. E che ora abbiamo bisogno di nuotare».

E allora possiamo nuotare con loro, oppure no, possiamo guardarli nuotare e fermarci ad ascoltare i loro fischi che sono cortesi, intelligenti, sorridenti.
Possiamo?

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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